L’anonimo viaggio del Lokomotiv

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La Lokomotiv sta arrancando (Facebook Lokomotiv Moscow)

Campagna europea decisamente deludente per i campioni di Russia, desolatamente ultimi in un girone di Champions League alquanto abbordabile. I ferrovieri non hanno mai dato la sensazione di potersi qualificare, snobbando anche l’ultima possibilità di agguantare il terzo posto.

Dopo una stagione strabiliante, era lecito attendersi qualcosa di più dal Lokomotiv. Reduce dal primo titolo nazionale dopo quasi tre lustri (anche nel 2004 in panchina c’era Yuri Semin), il club moscovita aveva messo in piedi anche un ottimo cammino in Europa League, superando un raggruppamento nel complesso di basso livello, composto da Sheriff, Zlin e Copenaghen, ed eliminando nettamente il Nizza. La successiva debacle con i futuri vincitori dell’Atletico Madrid non era altro che un epilogo prevedibile, pesante nella misura ma non di certo in grado di ridurre quanto fatto in precedenza. La seconda parte del 2018 si è rivelata invece un calvario, le cui prime avvisaglie sono giunte dalla Supercoppa, persa ai danni del CSKA, e da un avvio abbastanza sconcertante: per segnare un gol, infatti, sono dovuti passare addirittura più di quattrocento minuti. In molti, sottoscritto compreso, si auguravano che la farraginosità del gioco dei ragazzi di Semin fosse dovuta soltanto a una questione di carichi di lavoro, atti a far carburare definitivamente la squadra nelle fasi cruciali, in autunno, ma così non è stato. Le prestazioni di ottobre hanno messo una pezza in classifica, un filotto di cinque vittorie che però non si è ripetuto a livello europeo, dove l’esperienza del Lokomotiv si è trasformata rapidamente in una dolorosa agonia.

Per analizzare le ragioni di questa delusione, perché non mi vengono altri termini per definirla, bisogna partire da un assunto di base: la rosa della Lokomotiv non è scarsa, anzi, è migliore di quella dell’anno passato. L’unica partenza di rilievo è stata quella di Ari, il cui prestito era scaduto, ma i ferrovieri hanno investito con raziocinio sul mercato, puntellando le proprie necessità con un innesto in ogni reparto. Per quanto riguarda la linea difensiva è arrivato il teutonico Howedes, un giocatore di grande esperienza e senso della posizione. Il centrocampo ha invece potuto contare sul polacco Krychowiak, interditore di qualità che ha speso la propria carriera in diversi club importanti, come Paris Saint Germain e Siviglia, mentre l’attacco ha accolto il controverso Fedor Smolov, comunque uno dei migliori cannonieri dell’intero panorama russo. Ad alzare il valore complessivo della sessione estiva hanno firmato poi con il Lokomotiv anche Idowu (il quale dopo l’esordio mondiale con la Nigeria non viene più considerato come russo, pur avendone il passaporto), Zhemaletdinov (tornato dal Rubin Kazan) ed Eder, autore della rete decisiva con lo Zenit nella penultima giornata (la prima, peraltro, con la casacca dei ferrovieri). Le premesse, quindi, erano più che positive, accentuate da un sorteggio non così deprimenti. I moscoviti erano inseriti tra le teste di serie, ma poteva pescare avversari peggiori: Porto, Galatasaray e Schalke 04, per la Champions League, possono considerarsi rivali alla portata. Questo non significa che il passaggio del turno fosse già in tasca, anche perché tutti e tre questi club, oltre al loro valore, potevano contare su una maggiore esperienza internazionale recente, però era lecito attendersi più combattività ed equilibrio. Caratteristiche che invece non hanno mai fatto parte della campagna europea del Lokomotiv, che ha esordito in malo modo a Istanbul, perdendo addirittura 3-0. Nelle successive quattro partite i turchi non hanno più segnato. La sfida casalinga con lo Schalke ha poi indirizzato definitivamente le sorti del girone, con i tedeschi bravi a realizzare il gol decisivo nel finale, dopo una partita giocata alla pari. Stesso discorso nella terza giornata, con qualche errore arbitrale ai danni del Lokomotiv e soprattutto ataviche mancanze sotto porta. Con zero punti nel girone d’andata la situazione era decisamente compromessa, eppure, dopo il primo risultato utile contro il Galatasaray, il successo del Porto proprio in casa della compagine di Fatih Terim, permetteva ai ferrovieri di evitare l’ultima posizione, a patto di rendere pan per focaccia allo Schalke. I tedeschi si sono imposti anche al ritorno oltre il novantesimo, con la differenza che stavolta il punteggio è stato più che meritato. Il Lokomotiv, nonostante le notizie positive provenienti dall’altro campo, non ci ha mai provato.

I rinforzi sul mercato e le conseguenti comprensibili ambizioni, quindi, non sono converse in un risultato felice. Questo perché alcuni giocatori chiave sono completamente mancati, su tutti Manuel Fernandes, appena ceduto all’Istanbul Basashkeispor. Il brasiliano è apparso quasi svogliato, condizionando anche i propri compagini. Discorso analogo per Corluka, decisamente calato negli ultimi mesi, mentre i fratelli Miranchuk sembrano essersi un po’ persi, dopo aver mancato il treno mondiale (a differenza, ad esempio, di Dzyuba, che in estate era tra l’altro a un passo dal Lokomotiv). Altri giocatori, invece, si sono dimostrati inadeguati per un palcoscenico del genere: Eder ormai ha la nomea di marcatore decisivo, ma nelle altre gare non segna mai, Kvrkvelia è stato un po’ un bluff dopo il 2017/2018. A tutto questo va aggiunta l’assenza di Jefferson Farfan, che avrebbe potuto aumentare i giri del motore offensivo ma che comunque va per i trentacinque. Fuori dall’Europa, il Lokomotiv deve assolutamente risolvere alcune situazioni intricate. Corluka, che ha un oneroso contratto fino al 2020, comincia a sentire il fardello degli anni, mentre Krychowiak non è detto che rimanga. Occorre poi sfoltire la rosa: che senso ha avere tre portieri di livello? Kochenkov e Medvedev potrebbero essere titolari in quasi tutte le squadre della massima serie. Il presidente Ilya Gerkus è in procinto di lasciare, non prima di aver siglato un accordo per la copertura dello stadio di Cherzikovo, per cui potrebbe aggiungersi anche l’instabilità societaria: il rischio è che, come accaduto spesso in passato, i ferrovieri facciano da saliscendi nell’elite nazionale, senza riuscire ad imbastire un progetto duraturo e costante.

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