Mosca abdica e il Portogallo ringrazia

SpartakMosca
Lo Spartak Mosca ha deluso in questa campagna europea, vincendo una partita su otto tra Champions League ed Europa League.

Dopo una campagna europea splendida, suggellata dal miglior punteggio della storia (superiore anche alle annate nelle quali le squadre russe hanno vinto trofei internazionali) e dalla possibilità di qualificare nuovamente tre rappresentati in Champions League, il 2018 si è concluso in maniera un po’ claudicante. Il Portogallo, con il proprio tris d’assi, è pronto ad approfittarne.

Si è accesa una spia nel motore del movimento calcistico russo, che rischia di essere sorpassato da quello portoghese. Il distacco è ancora importante, ma l’allungo iberico, combinato con la brusca frenata delle nostre compagini, mette paura. Già a partire da quest’anno.

Gli spunti di interesse nel ranking Uefa per federazioni dopo la nuova riforma che ha regalato, incomprensibilmente, quattro posti diretti in Champions League all’Italia e alla Germania sono sempre meno, ma il testa a testa tra Russia e Portogallo è abbastanza significativo. La Francia, pur arrancando, è lontana, e la sesta posizione nella graduatoria vale molto più del semplice onore nazionale: dall’1+1 si passa infatti al 2+1, per quanto riguarda la competizione principale, aumentando quindi il numero di squadre complessive in Europa da cinque a sei. Una base necessaria per un campionato di indiscusso di livello che punta a crescere ulteriormente ma che al tempo stesso fatica a stabilizzarsi.

Il 2017/2018, la prima stagione con il 2+1 dopo oltre un biennio, ha permesso alla Russia di consolidare questo raggiungimento con il miglior risultato della propria storia, addirittura 12,600 punti. Per intenderci, La Germania ne ha ottenuti 9,857 e nell’ultimo quinquennio la Francia ha superato tale quota solo in un’occasione. Fieno in cascina che ha portato il vantaggio sul Portogallo, quest’estate ad oltre sei lunghezze, da difendere a spada tratta, anche perché gli inseguitori disporranno di due vantaggi oggettivi: la perdita graduale di ingenti quantitativi di punti da parte della Russia (soprattutto dal 2020 in avanti) e il numero di squadre a disposizione, che essendo più esiguo garantirà una divisione più fruttuosa del punteggio ottenuto. Ecco perché la minaccia sarà sempre più concreta col passare degli anni, ma il non eccelso autunno europeo delle compagini russe ha agevolato la corsa di quelle portoghesi, desiderose di accorciare il prima possibile nel ranking.

Nell’analisi del testa a testa tra Russia e Portogallo, è doveroso partire da un assunto fondamentale. Sono due movimenti molto diversi. O meglio, si approvvigionano secondo schemi contrastanti. I lusitani possiedono tre club di assoluta caratura, dietro ai quali non c’è nulla. Ed è proprio per questo che hanno perso il posto in più in Champions: se salta uno dei bolidi non hai alcun piano di riserva. Parallelamente, quando uno o due di loro arriva in fondo la musica cambia. Sebbene Rio Ave e Braga abbiano toppato all’esordio contro avversari tutt’altro che irresistibili, Porto, Benfica e Sporting Lisbona hanno già accumulato 8,500 punti. E, soprattutto, hanno le carte in regola per fare altra strada (in Europa League il sorteggio è aperto, in Champions i biancoblu partono favoriti anche perché dalla Roma, dopo Plzen, non aspettiamo più alcun favore). Dal canto suo, la Russia effettua un cammino solitamente più omogeneo, senza picchi di rilievo da ormai un decennio. A febbraio c’erano addirittura quattro squadre ai sedicesimi di Europa League (ai quarti, però, soltanto uno), dodici mesi dopo ce ne saranno due. Differenza dovuta all’ecatombe moscovita: tre club proprio come il tris d’assi portoghese, ma con risultati totalmente opposti. Di Lokomotiv e CSKA ho già parlato nelle pagine di questo portale, in generale la sensazione è che Mosca, capitale economica, culturale e politica della Russia, stia gradualmente perdendo lo status di centro nevralgico del movimento, almeno in Europa. Negli ultimi tre anni il titolo nazionale è rimasto a Mosca, ma chi lo ha vinto si è poi squagliato velocemente in Champions League, facendo poca strada, eccetto sparuti casi, nell’altra competizione europea. A fungere da trascinatore ci ha pensato lo Zenit, che non è a caso è in top 20 nella graduatoria riservata ai club, assente in Champions da un triennio, mentre Krasnodar e Rostov hanno fornito il loro contributo (i neroverdi hanno fallito solo l’anno scorso, mancando un clamoroso cinque su cinque alla ripresa delle competizioni dopo la pausa invernale). I numeri parlano chiaro, la Russia in questa prima metà di stagione ha meritato 6,750 punti. Pochissimi, hanno fatto meglio Belgio e persino Scozia. Al momento il vantaggio è rassicurante, ma una prosecuzione di questa tendenza regalerebbe, di fatto, il controsorpasso ai portoghesi, per le ragioni citate in precedenza. Un ultimo dato: quando la Russia ha avuto a disposizione il 2+1 non è mai riuscito a tramutarlo in tre squadre ai gironi di Champions League. Tralasciando gli altri risultati, forse ciò significa che non siamo ancora pronti per avere questa possibilità.

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