Il riscatto di Ilzat Akhmetov

IlzatAkhmetovCSKA
Sono bastati pochi mesi a Ilzat Akhmetov per fugare i dubbi che avevano accompagnato il suo trasferimento al CSKA la scorsa estate.

Una decina di mesi fa veniva relegato al reparto risorse umane(!)del Rubin Kazan, ora il centrocampista di origini kirghise è tra i punti fermi del CSKA, premiato come miglior giovane russo del 2018.

Un semestre fuori rosa e un grave infortunio in una delle ultime partite. Eppure, l’anno appena concluso per Ilzat Akhmetov più che positivo, perché gli ha permesso di affermarsi definitivamente dopo alcune situazioni complicate che potevano frenare la scalata di un talento cristallino. Soprattutto quanto accaduto a Kazan, dove non giocava nemmeno nella squadra riserve.

Nato a Bishkek, capitale del Kirghizistan, il 31 dicembre 1997, Ilzat ha mosso i primi passi in patria, per poi finire a Togliatti, trampolino di lancio verso Kazan. I prodromi del rapporto con la compagine tartara sono decisamente esaltanti: esordisce nel 2014 in coppa di Russia, nella sfida di sedicesimi con il Luch, e riesce a ritagliarsi il proprio spazio, spronato dal tecnico Javi Grasia. Due anni dopo firma il primo contratto da professionista, ottenendo una cospicua somma annua, pari a 300.000 dollari. Il club, però, versa in condizioni difficili e, complici i contenziosi con M’Vila e Song, le sue richieste vengono trascurate, tanto da costringerlo ad appellarsi al tribunale della federazione calcistica russa. Arriva quindi Berdyev, che ne riconosce le qualità ma lo relega al Rubin 2, a causa di altre questioni burocratiche. Le due parti, col tempo, si avvicinano, e Akhmetov ha modo di tornare nelle rotazioni della prima squadra. Lo scorso marzo un nuovo scossone. Il Rubin passa da statale a privato, obbligando tutti i tesserati a firmare vincoli che abbiano un significato giuridico differente rispetto ai precedenti. Kanunnikov e Akhmetov si rifiutano, creando uno stato d’empasse quasi grottesco: i due non hanno un contratto con il nuovo Rubin, ma devono rispettare ciò che hanno firmato con quello statale, che ormai non si occupa più di calcio. Il risultato concreto è che Akhmetov, una volta alla base, non può allenarsi e viene affidato all’ufficio delle risorse umane. Forse un po’ presto per appendere gli scarpini al chiodo in favore di un lavoro dietro alla scrivania. In estate il centrocampista riesce a sciogliere ogni forma di contratto, diventando quindi uno svincolato alla ricerca di una squadra. Lo Zenit lo chiama per un periodo di prova, Semak lo elogia ma la dirigenza è titubante. “Eravamo davvero tanti in quel ritiro” rammenta Akhmetov in una recente intervista. “Nella loro proposta mi inserivano nello Zenit 2, non avevano piena fiducia in me dopo la pausa forzata”. A posteriori, non una scelta felicissima quella operata dal club di San Pietroburgo. L’ambizioso Ilzat, infatti, ha preferito mettersi nuovamente in gioco, accettando l’offerta del CSKA. “A Mosca mi hanno voluto subito, e poi c’era la Champions. L’adattamento è stato semplice, perché al CSKA c’è una mentalità vincente e un gruppo molto affiatato”, prosegue, elogiando anche il tecnico Goncharenko:”Sa sempre quando si può scherzare e quando bisogna lavorare. È un tecnico moderno, imposta le partite a viso aperto e lascia discreta libertà ai suoi giocatori”. Bisogna credergli, visto che lui non ha fiatato quando il bielorusso ha arretrato la sua posizione in campo. “Stare davanti alla difesa mi responsabilizza, mi piace essere il centro nevralgico della nostra manovra e amo dover pensare e riflettere in continuazione”. L’unico problema, per il momento, è rappresentato dal gol. Akhmetov, infatti, è ancora a secco. “Cerco di migliorare in continuazione, allenando il colpo di testa e il tiro da fuori, fondamentali dove deficito ancora un po’. So che è soltanto una questione di tempo, ma spero di segnare quanto prima”. Un ragazzo intelligente sul rettangolo di gioco e molto comprensivo fuori, viste le sue numerose attività di beneficienza, ricordando sempre “che non è tanto una questione di beni materiali, bensì di vicinanza e dialogo”.

Intanto il suo valore, in soli sei mesi, è aumentato addirittura di quindici volte, passando da 0,4 a sei milioni. E la sensazione è che sia solo l’inizio, anche perché Akhmetov sa tenere i piedi per terra, ricordando i momenti difficili della sua (breve) carriera. “Quando ero fuori rosa a Kazan non sapevo nemmeno dove allenarmi. Cercavo palestre, impianti al coperto, che pagavo io. Dovevo farmi trovare pronto per qualsiasi chiamata. Non è stato facile, ma la motivazione non mi mancava. Ancor di più quando ho visto il mio amico Zhamaletdinov segnare in Champions League contro il Benfica. Sapevo che avrei potuto giocare le mie carte per esser lì anche io”. Un infortunio lo ha stoppato nelle ultime settimane di stagione, ma potrà già partire per il ritiro invernale con i compagni (fatto tutt’altro che scontato dopo le prime diagnosi), perché c’è ancora tanta strada da percorrere, col CSKA e con la nazionale, che lo aveva chiamato per le partite con Germania e Svezia, prima del sopracitato problema fisico. I binari intrapresi, comunque, sono quelli giusti, dopo che il treno era paurosamente deragliato nei pressi del Volga.

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