Un’insolita enclave scandinava

Nonostante la partenza di Ingason verso Salonicco la pattuglia di calciatori scandinavi nel massimo campionato russo resta decisamente folta, con ben quindici elementi sparpagliati in sei squadre.

Nella variegata geografia degli stranieri della RPL sono diversi gli spunti di discussione. Ad esempio, non troviamo alcun rappresentante della Gran Bretagna, di Israele, della Turchia (abbastanza a sorpresa, vista la vicinanza e le numerose presenze passate), della Grecia, dell’Estonia e della Macedonia. Gli occhi degli osservatori si sono spostati soprattutto verso i campionati nordici in maniera, verrebbe da dire, quasi nostalgica, visto che tali tornei si sviluppano seguendo un format basato sull’anno solare, lo stesso che si utilizzava fino al 2010 in Russia e che, tutt’ora, viene da molti rimpianto.

Ad eccezione della Danimarca (e delle Isole Far Oer), gli stati scandinavi possono vantare una colonia numerosa nel nostro torneo, concentrata a Mosca (quattro uomini) e, in misura maggiore, nel sud della Russia, tra Rostov e Krasnodar. In questo territorio, peraltro culturalmente e climaticamente molto diverso dalle zone più vicine all’Artico, sono ben dieci i calciatori che ricoprono un ruolo di primo piano in due squadre altrettanto rilevanti nel panorama calcistico interno. Una vera e propria enclave, la cui nascita è resa ancor più curiosa dalla totale assenza di elementi contigui con la regione di provenienza.

Partiamo da Rostov. Sulle rive del Don non sembrano essere a conoscenza del limite sugli stranieri, come testimonia l’ultima sessione di mercato, durante la quale sono arrivati il norvegese Normann dal Brighton, il kazako Zajnutdinov dall’Astana e, entrambi a parametro zero, il finlandese Eremenko e il bulgaro Popov. Innesti dalle caratteristiche complementari, per età e posizione in campo, che vanno a rinforzare una compagine in continua crescita. Grazie anche ai suoi scandinavi. Il reparto offensivo, infatti, è praticamente demanio islandese, con il duo formato da Sigurdarson e Kjartansson: il primo, ex Molde, sta segnando con costanza, mentre il secondo, ex Maccabi, deve ancora adattarsi del tutto, ma è già risultato decisivo in coppa di Russia, con due reti all’attivo. Oltre a loro, c’è un altro “isolano”, ovvero Ragnar Sigurdsson, esperto centrale difensivo che in passato ha vestito le casacche di Krasnodar e Rubin Kazan, mentre Ingason, come detto, ha salutato qualche giorno fa. Il Rostov di Scandinavia non si ferma però qui, bensì aggiunge una diramazione svedese, composta da Hadzikadunic e dal nuovo acquisto Saletros, che punta a regalare fantasia a una linea mediana di per sé già molto solida. Il Krasnodar, altra esponente del meridione, non è da meno: il norvegese Strandberg è finito in prestito all’Ural, ma sulle rive del fiume Kuban sono rimasti un islandese e due svedesi. Fjoluson è diventato una pedina fondamentale nelle rotazioni difensive, mentre Claesson è una delle anime dello splendido gioco corale offensivo, al quale si è aggiunto nelle scorse settimane Kristoffer Olsson, proveniente dall’AIK Solna.

Anche nella capitale gli scandinavi non mancano. Sebastian Holmen è ormai una colonna portante della retroguardia della Dinamo, dopo averla riportata nella massima serie nel 2017. Boris Rotenberg, invece, meriterebbe un discorso a parte per via delle evidenti agevolazioni che gli hanno permesso di girare diversi club russi. In ogni caso è campione nazionale in carica con la Lokomotiv. Chiude il cerchio il CSKA, che tra i tanti giovani di ottime prospettive può contare su due islandesi: Magnusson si è preso sulle spalle, assieme a Rodrigo Becao, la responsabilità di sostituire degnamente i fratelli Berezutskij e Ignashevich, mentre Arnor Sigurdsson si è inserito alla perfezione negli ingranaggi della rosa, segnando nella memorabile serata del Bernabeu. Insomma, il calcio sta avvicinando la Scandinavia alla Russia ancor di più delle già esigue distanze geografiche.

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