Lo Zenit cade in Turchia

MosesNabiullin
Moses ha creato non pochi problemi ieri alla retroguardia biancoblu

I ragazzi di Semak, alla prima uscita ufficiale del 2019, tornano da Istanbul con una sconfitta di misura. Un risultato che obbliga lo Zenit all’ennesima rimonta tra le mura amiche.

Anno nuovo, vecchio Zenit. Complici le assenze, soprattutto nella linea mediana, la prestazione di ieri contro il Fenerbahce ha paurosamente ricalcato i contorni delle recenti trasferte europee, concluse sempre con esito negativo. Il discorso qualificazione rimane comunque aperto, anche se nella gara di ritorno allo Zenit non sarà più concesso alcun errore.

I turchi, pur non avendo un quantitativo di occasioni esorbitante, hanno meritato il successo, soprattutto per la pressione iniziale. Un approccio vivace che ha confuso un avversario alquanto spaesato, incapace di alzare il proprio baricentro. La rete di Slimani, uno che in Russia ricordano bene per aver eliminato la nazionale dal mondiale brasiliano, è la conseguenza più logica di un primo quarto di gara a senso unico. Lo Zenit ha gravi carenze nella fase di transizione dalla difesa all’attacco, sebbene i due nuovi arrivati, Barrios e Rakytskyi, non sfigurino affatto. Il colombiano gioca la sua onesta partita, riciclando diversi palloni, l’ucraino invece è attento nella sua zona di competenza e lascia intravedere buone qualità in fase di impostazione. Il vero problema è che Kranevitter e Hernani non accendono l’inventiva di un centrocampo che patisce enormemente i forfait di Noboa e di Kuzyaev, senza tralasciare anche Erokhin e Shatov. Questa situazione si ripercuote sull’attacco: Dzyuba viene isolato dal gioco ed è costretto a lottare contro tutta la retroguardia giallonera, Driussi e Mak non riescono mai a saltare l’uomo. Eppure, prima dell’intervallo, arriva una chance colossale per girare a proprio favore l’intero doppio confronto. Driussi è bravo ad anticipare Topal, il quale in maniera molto ingenua lo atterra in area di rigore. Dal dischetto si presenta, a sorpresa, Mak, che non riesce a mettere a referto l’1-1. Un errore grave, frutto di una scelta in ogni caso opinabile: parlare a posteriori è più semplice, anche perché a quanto pare è stato lo slovacco, autonomamente, a farsi carico di tale responsabilità, ma nello Zenit i rigoristi sono altri.

Nella ripresa la squadra di Semak soffre meno, ma le azioni offensive restano in ogni caso esigue. L’ingresso di Smolnikov serve solo a correggere parzialmente un assetto rivedibile. Perché escludere Zhirkov dalla lista (a favore di Kokorin!) e trovarsi come uniche alternative sulle fasce Anyukov, trentasettenne, e Nabiullin? Per quanto riguarda gli altri due subentrati, Marchisio e Azmoun, lo scarso minutaggio non consente una valutazione ottimale. L’iraniano ha nelle gambe pochi allenamenti con i nuovi compagni, mentre l’italiano, probabilmente, non è ancora al cento per cento. Altrimenti sarebbe un segnale eloquente non vederlo tra i titolari nemmeno in virtù delle assenze sopracitate.

La sconfitta di misura lascia ancora tutto in discussione, anche se non aver segnato fuori casa aumenta il livello di difficoltà. A San Pietroburgo, come ben sappiamo, la musica cambia: nel 2018 sono arrivate sei vittorie e un pareggio e l’ultima rimonta da 0-1 risale proprio ai sedicesimi di Europa League della scorsa stagione. Allora fu il Celtic ad uscire con le ossa rotte dalla Gazprom Arena. L’augurio è che lo Zenit possa ripetersi, ricordando anche la memorabile impresa estiva con la Dinamo Minsk. Il Fenerbahce partirà favorito, ma le regole, giovedì prossimo, le detteranno i ragazzi di Semak. Sperando che possa rientrare qualche infortunato.

Sedicesimi di Europa League, gara di andata

FENERBAHCE-ZENIT 1-0 21’ Slimani

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