Due eliminazioni differenti

Krasnodar Delusione
La delusione dei giocatori del Krasnodar dopo il fischio finale. (Facebook Krasnodar)

Terminata la stagione europea delle squadre russe: il Krasnodar viene raggiunto all’ultimo respiro mentre lo Zenit scende in campo quasi già conscio dell’eliminazione.

Un passo indietro. Anche qualcosa di più. Il movimento calcistico russo subisce un brusco stop dopo una stagione, quella scorsa, che aveva visto le nostre compagini raggranellare un punteggio totale di addirittura di 12.600 nel ranking per federazioni. Record di sempre per la Russia, capace di tenere dietro sia Germania che Francia. Stavolta la situazione è diametralmente opposta, con soltanto 7,583 punti all’attivo (e il sorpasso portoghese pressoché sicuro, resta solo da capire quando), il peggior risultato dal 2010, quando ci si fermò a 6,166. Per un’analisi più completa di questo tema, in ogni caso, rimando a un mio articolo pubblicato pochi mesi fa su questo portale.

La nefasta serata di ieri si è caratterizzata per la totale diversità delle due uscite di scena. Partiamo dal Krasnodar, senza dubbio la squadra russa migliore di questa stagione internazionale (al secondo posto metterei il CSKA, seguito dallo Zenit, il quale ha sì guadagnato più punti di tutti ma non ha quasi mai convinto realmente, a dispetto dei moscoviti che sono stati comunque capaci di sciorinare buon calcio e avrebbero meritato maggior fortuna). I neroverdi partivano sfavoriti dopo la sconfitta patita in casa del Valencia, ma avevano tutte le carte in regole per sovvertire il pronostico e aggiudicarsi i primi, storici quarti di finale. In una splendida cornice, abbellita ulteriormente dai quasi trentacinquemila sostenitori e dai tanti bambini dell’accademia presenti ai bordi del campo, gli uomini di Murat Musaev hanno disputato una gara intelligente, anche in virtù delle numerose assenze di spicco. Mancavano Martynovich, Kaborè e Ignatjev, ma non sono sparite le solite trame offensive di qualità. L’infortunio di Ari nella parte centrale della prima frazione, però, ha acuito la situazione d’emergenza, costringendo i neroverdi a giocare una partita da vincere a tutti i costi senza alcun centravanti di ruolo. Nonostante ciò, il Krasnodar ha avuto il merito di rimanere in partita, allentando un po’ la presa per poi sfoderare gli ultimi attacchi nella fase cruciale dell’incontro. L’ingresso di Suleymanov ha permesso a Stotskij di tornare nella propria zona di competenza, e il prodotto dell’accademia non ha deluso le attese, sbloccando la contesa con un magistrale sinistro a rientrare. Questo ragazzo, classe 1999, impressiona per le proprie qualità tecniche ma soprattutto per il fiuto del gol: in Europa League segna mediamente ogni quarantadue minuti, in campionato ogni cinquanta. Sembrava tutto apparecchiato per uno splendido back to back Leverkusen-Valencia, quando in pieno recupero è arrivata la cocente beffa dopo un pallone gestito un po’ male sulla propria trequarti. Un colpo basso atroce, che non sminuisce la dimensione internazionale di questa squadra ma rischia di bloccare del tutto un meccanismo un po’ ingolfato, come testimoniano le ultime dieci uscite ufficiali, nelle quali il Krasnodar non è mai riuscito a trovare una vittoria. I ragazzi di Musaev, rientrati negli spogliatoi in lacrime ma tra gli applausi del pubblico, devono esseri bravi a dimenticare immediatamente quanto accaduto, per giocarsi al meglio le proprie carte verso la qualificazione alla prossima Champions League. Il match di domenica sul campo della Lokomotiv può davvero rappresentare un viatico cruciale non solo per la stagione in corso, bensì per l’intero biennio.

Per quanto riguarda lo Zenit, invece, le parole da spendere sono molte meno e, per lo più, negative. Almeno per il doppio confronto con il Villarreal, nel quale la compagine di Semak non ha mai dato alcuna sensazione di poter prevalere sull’avversario. L’atteggiamento della gara di ritorno è stato per certi versi imbarazzante, una palese dichiarazione di resa annunciata sin dalla comunicazione della formazione titolare. Lo Zenit ha, comprensibilmente, messo in secondo piano l’Europa League per preparare al meglio la sentita sfida con lo Spartak e, di conseguenza, il campionato. Una scelta aziendale rischiosa, che lascia intendere il desiderio di tornare ad alzare trofei e a giocare in Champions League anche a costo di sporcare un po’ la propria immagine. L’Europa League dello Zenit, eccetto la memorabile rimonta con la Dinamo Minsk (dopo una prova incommentabile in Bielorussia), è stata abbastanza anonima, con i risultati arrivati soprattutto grazie all’ormai consolidata dimensione internazionale del club. Nel girone autunnale sono bastati undici punti e prestazioni al limite del minimo sindacale per arrivare primi. L’obiettivo ora è quelli di tornare ad esultare in patria, poi, in estate, occorrerà una rivoluzione dell’organico abbastanza importante.

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