La crisi nera dell’Ufa

Ufa-Akhmat
Un curioso contrasto tra Jokic e Utsiev durante la sfida di domenica tra Ufa e Akhmat (Facebook Fc Ufa)

Penultima in campionato dopo aver perso tre volte su tre nel 2019, la compagine baschira si trova a dover fronteggiare una situazione inaspettata a inizio stagione, quando debuttava in Europa League e partiva con ambizioni importanti.

A Ufa adesso cominciano ad avere paura. Dopo un autunno stentato la primavera non ha portato alcun miglioramento e le due sconfitte interne contro Dinamo e Akhmat hanno fatto scattare l’allarme rosso: al momento gli uomini di Kirichenko sarebbero retrocessi. Per evitare questo epilogo nell’ultimo terzo di campionato bisognerà recuperare almeno due punti alla terz’ultima, in modo da rifugiarsi nei play out, o addirittura sette per agguantare il dodicesimo posto e la salvezza diretta. Una missione che rimane fattibile sulla carta, meno se si va ad analizzare il momento dell’Ufa.

I numeri, la base di ogni valutazione, sono eloquenti. L’Ufa ha vinto soltanto tre volte in venti giornate, e non lo ha mai fatto lontano da casa, dove ha ottenuto soltanto cinque pareggi. Nelle ultime undici uscite ha esultato soltanto contro lo Spartak (l’11 novembre), mentre ha diviso equamente segni X e sconfitte. Un passo lentissimo che si contrappone a quello tenuto nella stagione scorsa, quando l’Ufa raccolse il miglior risultato della propria storia, ovvero il sesto posto con 43 punti e la qualificazione all’Europa League in virtù del fallimento del Tosno. Dodici mesi fa, dopo due terzi di campionato, l’Ufa aveva ben tredici punti in più (nella classifica attuale sarebbe appaiato al Rostov, proprio in sesta posizione), due gol subiti in meno (21 contro 23), ma soprattutto venti segnati, rispetto ai quattordici centri della stagione in corso. Un risultato complessivo ottenuto, tra l’altro con soltanto nove gare in casa, che fruttarono ben 19 punti, mentre fino ad ora tra le mura amiche sono stati disputati ben undici incontri, con una media di un punto a partita. Un po’ poco per una squadra che fa del fattore campo la sua forza.

Le fredde statistiche, come detto, sono inequivocabili, ma è doveroso ampliare il raggio d’azione, descrivendo anche le altre ragioni, meno aritmetiche, che hanno portato l’Ufa in questa situazione. Prima di tutto bisogna prendere in considerazione quanto accaduto in estate, con l’arrivo in Baschiria dell’Europa League. Un esordio assoluto che ha convinto la società a intraprendere un progetto più ambizioso e che coinvolgesse tutta la regione. La squadra, dal canto suo, non si è rinforzata in maniera clamorosa: hanno smesso di vestire la casacca rossa Stotskij, passato al Krasnodar, il centravanti nigeriano Fataj e l’istrionico Safronidi, che si è ritirato ed è rimasto come consulente, mentre in entrata è arrivato soltanto qualche prestito di secondo piano. Paradossalmente la campagna acquisti è entrata nel vivo dopo le varie sfide europee, scovando tra i propri avversari i candidati giusti per rimpolpare l’organico. Con gli sloveni del Domzale sono arrivati due pareggi, ma anche Lovro Bizjak, autore di un gol nel doppio confronto. Stesso discorso due settimane più tardi, quando dopo aver eliminato i lussemburghesi del Progres Niederkorn si è aggregato alla squadra uno dei marcatori del ritorno, il talentuoso Oliver Tille. Mosse un po’ curiose e, per certi versi, sintomatiche di uno stato confusionale dovuto anche alla nuova dimensione.

La fitta estate internazionale (dodici match giocati tra il 26 luglio e il 12 settembre) si è chiusa, però, con l’amaro in bocca. Dopo aver superato, con grande concretezza, i già citati Domzale (0-0,1-1) e Progres (2-1, 2-2), l’ultimo scoglio prima della fase a gironi è stato rappresentato dai Rangers Glasgow, una squadra ancora lontana dai fasti del passato ma estremamente solida e ben guidata da Steven Gerrard. La sconfitta di misura subita in Scozia ha rimandato il verdetto al ritorno, che l’Ufa ha iniziato in salita, subendo subito un’altra rete. Il pari di Sysuev e due espulsioni avversarie hanno dato nuova linfa ai ragazzi di Tomarov, i quali, con un po’ di sfortuna, non sono riusciti a completare la rimonta. E’ indiscutibile che per club non abituato a gestire tali ritmi un avvio del genere sia rimasto nelle gambe e nella testa anche nelle settimane successive. Ma affermare che qualificarsi alle competizioni europee sia controproducente per una realtà provinciale in ascesa sarebbe decisamente deleterio e, soprattutto, non corrisponderebbe al vero. Ha più senso, invece, porsi delle domande sulla scelta della guida tecnica. Ad Ufa, reduci dalle ottime esperienze con Goncharenko e Semak, hanno provato a continuare con la linea verde, affidandosi a Sergey Tomarov, all’esordio da primo allenatore ma che aveva già lavorato all’interno dello staff dei suoi predecessori. A posteriori si è rivelata una scelta avventata e non è un caso che dopo qualche mese lo stesso Tomarov abbia deciso di tornare al suo vecchio incarico, lasciando spazio a Dmitry Kirichenko, tutt’altro che anziano ma già formato da un santone come Berdyev al Rostov. I risultati, però, latitano lo stesso, complice una carenza offensiva duratura. L’attacco dell’Ufa è il terzo peggiore della lega e soltanto Igboun, Sysuev e Vanek hanno segnato più di una volta, mentre Paurevic è ancora a secco. Difficile pensare che il nuovo arrivato, Andres Bombergar, possa cambiare sensibilmente questo andamento negativo. Più in generale, sono state tre le occasioni in cui la squadra ha realizzato almeno due gol, quelle che coincidono con gli unici tre successi stagionali. Le cessioni dei giovani Oblyakov e Diveev al CSKA, poi, non hanno aiutato: l’unica cosa da salvare, per il momento, è Aleksandr Belenov. Il portiere ex Kuban si sta confermando una certezza ed è stato spesso protagonista, parando anche due rigori ad Anzhi e Orenburg.

La rincorsa dell’Ufa riparte dalla complicatissima trasferta sul campo del CSKA. Molto dipenderà dagli incontri in casa: dopo aver toppato quelli con Dinamo e Akhmat il calendario mette in fila Rostov, Arsenal e Ural e Orenburg. Le velleità dei ragazzi di Kirichenko passeranno soprattutto da qui (e dalla sfida di Krasnoyarsk, con il fanalino di coda Enisej).

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