Lo Zenit ritorna tra i “campioni”

Olympique Lyonnais vs Zenit St. Petersburg
Un fotogramma dell’ultima trasferta a Lione del 2015: in quell’occasione lo Zenit vinse 2-0.

A tre anni e mezzo dall’ultima partita giocata la compagine di San Pietroburgo rientra a far parte della massima competizione europea per club. Il girone G propone due degli avversari affrontati proprio in quella campagna, a partire dal debutto di questa sera in casa del Lione.

Finalmente.

Senza lo Zenit si ha sempre la sensazione che non sia una vera Champions League, sia per gli appassionati esteri che per quelli russi. I ragazzi di Semak vantano, da anni, un ranking di assoluto rilievo (se si fosse guardato unicamente quello, in fase di sorteggio, sarebbero comunque stati in seconda fascia) e risultati, soprattutto in casa, ottimi e costanti. Ecco perché rappresentano una pedina fondamentale nello scacchiere europeo, troppo piegato al volere di quattro sole federazione che qualificano, senza alcun preliminare, ben sedici squadre su trentadue. Lo Zenit rappresenta un valore aggiunto per la competizione, un avamposto culturale ormai imprescindibile. D’altronde San Pietroburgo nasce proprio con questi ideali: come racconta Aleksandr Pushkin nel poema in versi Evgenij Onegin, Pietro il Grande decise di bonificare le terre paludose che occupavano all’inizio del diciottesimo secolo quella zona per costruire una finestra sull’Europa. La città più occidentale del Paese per ubicazione geografica e storia, quindi, non può mancare in una rassegna che si impone l’obiettivo di essere, appunto, continentale.

L’assoluta necessità della presenza dello Zenit in Champions League deve essere analizzata anche nel senso inverso. Il movimento calcistico russo, nell’ultimo trienno, ha spesso faticato ad avanzare nel torneo. Nessuna squadra ha raggiunto gli ottavi e mai, quando si ha avuto a disposizione il format 2+1, tre rappresentanti hanno disputato la fase a gironi. Eccetto la memorabile cavalcata del Rostov, Mosca ha dimostrato di non essere in grado di farsi carico del calcio russo in Europa. Qualche acuto splendido, in alcuni casi anche sensazionale (vedi il doppio successo del CSKA contro il Real nella passata edizione), ma mai una continuità di risultati capace di inserire a tutti gli effetti tale realtà nel panorama calcistico internazionale. L’unica squadra a poterlo fare, forse, è proprio lo Zenit.

Rispetto alla Champions League 2015/2016 ne è passata di acqua sotto gli splendidi ponti che collegano la città da una parte all’altra della Neva. Quella fu la partecipazione più densa di soddisfazioni della storia dello Zenit: Villas Boas poteva contare su un organico tra i più forti d’Europa e dominò il proprio raggruppamento vincendo le prime cinque partite (Valencia due volte, Lione due volte e Genk). L’ottavo di finale contro il Benfica, però, non andò per il verso giusto e lo Zenit fu costretto a fermarsi per la seconda volta a quel livello del torneo. Dal doppio confronto con i portoghesi del febbraio/marzo 2016 lo Zenit ha passato periodi davvero difficili, alla ricerca degli uomini giusti per intraprendere un nuovo ciclo vincente. Lucescu ha fatto ciò che ha potuto, Mancini si è rivelato totalmente inadeguato, ma Semak ha dimostrato di essere l’uomo giusto e non è un caso che la Champions League sia tornata proprio sotto la sua guida.

Stasera lo Zenit esordirà sul campo del Lione, in una rivincita del già citato precedente dell’autunno del 2015: in quell’occasione i russi si imposero grazie alla doppietta di Dzyuba (decisivo in entrambi i gol l’apporto di Hulk; l’attaccante della nazionale, presumibilmente, sarà l’unico di quella partita a essere in campo anche stavolta. Al suo fianco spazio all’inventiva di Driussi, con Azmoun che vuole risollevarsi e uscire da un piccolo momento di involuzione. Per quanto riguarda il pacchetto arretrato, il sempreverde Zhirkov pare certo di una maglia da titolare, assieme alla collaudata coppia di centrali formata da Rakitsky e Ivanovic, mentre il centrocampo potrà fare nuovamente affidamento al dinamismo di Kuzyaev, con Barrios a fare da collante tra i due reparti. Il girone è forse il più infimo possibile: l’equilibrio non consente alcun pronostico (sebbene tutte e tre le avversarie siano state affrontate nell’ultimo lustro), si può arrivare primi come ultimi. La sensazione è che lo Zenit abbia le carte in regola per partecipare al prossimo sorteggio degli ottavi di finale, ma non sarà affatto una passeggiata.

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