Una partenza positiva

LIOZENIn quel di Lione lo Zenit non riesce a mantenere il vantaggio siglato da Azmoun, ma l’1-1 finale è comunque un buon risultato che permette ai ragazzi di Semak di guardare al resto del girone con discreta fiducia.

Guardando le statistiche il risultato ottenuto in terra francese rappresenta un passo indietro. Negli ultimi due esordi in Champions League, infatti, lo Zenit espugnò sia Valencia (2-3) che Lisbona (0-2). Analizzando il tutto in maniera più lucida e compiuta, però, non si può ritenere negativa la partenza di questa nuova campagna europea. Alcuni episodi hanno lasciato l’amaro in bocca ma alla fine, per quanto visto in campo, è giusto che Lione e Zenit si siano divisi la posta in palio.

Semak ha optato per uno schieramento abbastanza inusuale, tant’è che persino gli addetti ai lavori hanno dovuto attendere il fischio d’inizio per comprendere l’effettivo posizionamento dei giocatori. Dopo diverso tempo il tecnico russo è tornato alla difesa a tre, facendo debuttare con la nuova maglia Osorio e Karavaev (quest’ultimo era entrato nel recupero con l’Arsenal) e confermando l’esperimento in mezzo al campo di Douglas Santos. Il brasiliano non ha affatto demeritato, agevolato anche dall’apporto di Barrios, vero e proprio mastino in mezzo al campo. In attacco il solito tridente formato da Driussi, Dzyuba e Azmoun ha saputo mutare il proprio volto a seconda delle situazioni. Nel complesso, una formazione innovativa che si è rivelata comunque solida e ordinata. I francesi hanno mantenuto una sterile supremazia territoriale (pochi i veri interventi di Lunev) e i russi si sono resi pericolosi in contropiede, sfruttando forse meno del dovuto la fragilità della retroguardia avversaria. Come in occasione del gol, quando Azmoun, seppur infortunato, ha completato uno splendido triangolo con Dzyuba bucando l’intera difesa schierata. Una marcatura, da un certo punto di vista, simile alle due combinazioni tra il centravanti russo e Hulk che nel 2015 permisero allo Zenit di vincere proprio a Lione.

Nella ripresa, purtroppo, un’ingenuità di Ozdoev, probabilmente ancora freddo visto il suo ingresso in campo dopo pochi secondi della ripresa (se Azmoun non stava bene, perché non è stato effettuato il cambio durante l’intervallo?), è costata carissima. Il suo fallo in area non è eclatante, ma c’è, ed è un intervento alquanto inutile data la posizione defilata di Depay. L’olandese si incarica anche della trasformazione del rigore, calciato in maniera impeccabile. L’uno-due a cavallo della pausa fa sì che le trame di gioco della prima parte di gara si protraggano anche nell’ultima mezz’ora. Il Lione ha una ghiotta chance con Reine-Adelaide ma non la sfrutta, mentre lo Zenit è un poco più attendista, rendendosi pericoloso con un bel guizzo di Dzyuba che calcia però malamente. E allora il pareggio non può essere altro che la conclusione più giusta, proprio come dodici mesi fa quando lo Zenit salutò Copenaghen con un altro 1-1, poi propedeutico per la qualificazione ai sedicesimi di Europa League ottenuta grazie a tre successi tra le mura amiche.

L’apporto della Gazprom Arena, ancora mai casa della Champions League, sarà fondamentale: tra due settimane in riva alla Neva giunge il Benfica, in quella che ormai è una rivalità quasi tradizionale. L’ultima partita della massima competizione per club giocata a San Pietroburgo, guarda caso, è proprio il ritorno degli ottavi del 2016 proprio contro i portoghesi. In quell’occasione gli ospiti vinsero 2-1, la stagione precedente un gol di Danny nel finale fece sorridere i russi. Con la compagine di Lisbona ancora a zero punti vincere significherebbe scavare un piccolo solco in classifica, compromettendo un’avversaria. In un girone così equilibrato confermare in casa quanto di buono visto nell’esordio potrebbe risultare decisivo.

Champions League, Gruppo G

1°giornata

Lione-Zenit 1-1

41’ pt Azmoun (Z), 6’ st Depay (rigore)

Benfica-Lipsia 1-2

24’ st, 34’ st Werner (L), 39’ st Seferovic

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