L’ammazza allenatori. Degli altri.

Fedotov OrenburgDopo aver totalizzato soltanto due punti nelle prime sette giornate l’Orenburg si è improvvisamente risollevato con quattro vittorie nelle ultime cinque uscite. Tra le vittime mietute ci sono anche Spartak e Dinamo, le quali al termine della gara persa contro i ragazzi di Fedotov (sulla graticola da inizio stagione) hanno deciso di esonerare le proprie guide tecniche.

La stagione 2018/2019 dell’Orenburg è stata sensazionale, al di sopra di qualsiasi aspettativa. Da neopromossa la compagine dell’omonima città situata sulle rive del fiume Ural si è salvato con largo anticipo, agguantando uno storico settimo posto a tre lunghezze dai preliminari di Europa League. Una reazione veemente e immediata alla sfortunata retrocessione del 2017, quando all’esordio nella massima serie i biancoblù pagarono carissimo lo spareggio con lo SKA, peraltro solo ai calci di rigore dopo che per 210 minuti nessuno aveva sbloccato il risultato. Questo scorcio di campionato, però, figlio di un’estate caotica a livello societario, non si è aperto seguendo la falsariga dei primi risultati dell’anno solare. I giocatori di maggior levatura hanno fatto le valigie e la società sembrava remare contro il tecnico Fedotov, cercando il più velocemente possibile una ragione per farlo fuori.

Il calvo allenatore classe 1966 non ha fatto una piega e ha continuato a lavorare per il bene di una società che, visti i risultati, avrebbe dovuto premiarlo invece di metterlo a priori sulla graticola. Il venir meno dell’interesse di nuovi possibili acquirenti (si è parlato molto di un eventuale arrivo di Massimo Carrera) ha “graziato” Fedotov nel momento più critico, ovvero la fase centrale del primo terzo di campionato, quando l’Orenburg, nonostante un calendario non insormontabile, aveva raggranellato soltanto due pareggi casalinghi contro le debuttanti Tambov e Soci in sette partite disputate. Un ruolino di marcia che, sommato all’abbassamento della qualità della rosa, segnava prematuramente le ambizioni di salvezza diretta.

Rispetto a qualche mese fa non vestono più la casacca dell’Orenburg il capitano Andreev, ritirato, l’esperto difensore russo Ojevole, il portiere titolare Frolov e altre pedine di assoluto rilievo quali Sutormin (passato allo Zenit via Kazan), Kozlov e Begic. Tutta la responsabilità è passata quindi sulle spalle di Djordje Despotovic, che viaggia a una media di quasi un gol a partita e a Grozny ha realizzato una rovesciata strepitosa, seppur inutile ai fini del risultato. La metamorfosi definitiva è arrivata proprio grazie a chi ha potuto affidarsi alla continuità del centravanti serbo, come ad esempio Artem Kulishev: il centrocampista 26enne, ex capocannoniere della FNL, col passare delle settimane ha elevato la qualità delle sue prestazioni e nelle ultime quattro gare ha segnato tre gol giocando solo quarantanove minuti (recupero escluso). Un segnale evidente di un ambiente che è tornato a respirare, nel quale ognuno può esprimersi al meglio. Anche l’attaccante ghanese Fameye, arrivato a fari spenti dalla Dinamo Brest, sta dimostrando sempre più di poter essere una scommessa vincente.

Dodici punti nelle ultime cinque, contro due nelle prime sette. Bastano i numeri per sottolineare il cambio di marcia, per certi versi improvviso, che ha di fatto rimesso le cose a posto per l’Orenburg, ora addirittura ottavo. La lotta per la salvezza sarà serratissima, ma durante la scorsa pausa per le nazionali un filotto del genere sarebbe stato nemmeno immaginabile. Anche perché sono arrivate vittorie di prestigio, vedi il successo ad Ufa, in un campo dove Zenit e Rostov erano capitolate, e i più recenti acuti contro Spartak e Dinamo. Sulle ultime due vittime, le moscovite, la furia dell’Orenburg non si è limitata al rettangolo di gioco, tant’è che il risultato maturato nei novanti minuti ha avuto ripercussioni ancor più gravi sulle avversarie. Fedotov, che ha vissuto tre mesi sulla graticola, si è preso una sorta di rivincita personale verso quelli che ritenevano sarebbe stato lui il primo esonero della stagione, “lasciando” senza lavoro uno dopo l’altro Kononov e Khokhlov. L’Orenburg ammazza gli allenatori, ma quelli degli altri.

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