La Russia vola all’Europeo da protagonista

CipRus
“Giochiamo per voi”. Dopo anni turbolenti il rapporto tra nazionale e tifosi è nuovamente felice.

Con un percorso analogo a quello dei cugini ucraini gli uomini di Cherchesov si qualificano ad Euro 2020 addirittura con due giornate d’anticipo: dopo la sconfitta al debutto in terra belga sono arrivate sei vittorie consecutive, agguantate grazie a un’impressionante differenza reti di +25. E i proclami, adesso, sono davvero ambiziosi.

Missione compiuta, peraltro con risultati oltre le aspettative. La nazionale russa si qualifica per quinta volta di fila all’Europeo e lo fa nel modo più categorico possibile, come mai era riuscita in passato, con ben due giornate d’anticipo. Il girone non era affatto insormontabile e la formula conferiva il più elevato numero di posti della storia, va detto, però il percorso netto, senza la minima esitazione, è stato sensazionale. La Russia ha fatto il suo dovere, anzi, pure qualcosa in più, e non era affatto scontato.

Nella storia recente di questa formazione sono tante le occasioni perse contro squadre abbordabili. Tra gli episodi più eloquenti, a riguardo, è opportuno citare le eliminatorie che permisero alla Russia di partecipare ad Euro 2008, sciorinando un calcio di altissima levatura concluso con la meritatissima medaglia di bronzo. Anche in quel caso il raggruppamento prevedeva la qualificazione diretta per le prime due classificate e dopo la memorabile vittoria in rimonta sull’Inghilterra i verdetti sembravano già scritti: per accompagnare in Svizzera e/o in Austria la capolista Croazia bastava completare l’opera contro Israele e Andorra. Il traguardo era decisamente alla portata, eppure, a Tel Aviv fu una serata da incubo (come tante, negli anni successivi, vedi lo spareggio di Maribor nel 2009), con i padroni di casa che, approfittando di un madornale errore di Ignashevich nel finale, portarono a casa l’intera posta nonostante una partita completamente dominata dai russi. Nell’ultimo turni i ragazzi allora guidati da Hiddink s’imposero di misura in Andorra, decimati dal rosso rifilato ad Arshavin per una gomitata, ma riuscirono a qualificarsi soltanto perché la Croazia, già sicura del primato (tant’è che la giornata precedente aveva perso in Macedonia), vinse a Wembley.

In sintesi, la Russia ha sempre rivestito un ruolo da protagonista quando c’era da complicarsi la vita. In questa campagna non è stato così: ha vinto in goleada quando c’era da farlo, ha saputo soffrire quando invece non riusciva a trovare il bandolo della matassa. E in casa non ha mai preso gol, per una striscia di imbattibilità che si può allungare alla Nations League. Sei partite, diciotto punti. Ventisei gol fatti, uno subito. E la sensazione che ora esista un organico nel quale il collettivo riesce a far esprimere al meglio le individualità. Quindici mesi fa si respirava un’aria pesante, con il Mondiale casalingo a rappresentare uno spartiacque decisivo. La rassegna è stata positiva e Cherchesov, anche giustamente criticato in passato, è stato bravo a non disperdere la “magia” dell’evento, perché gli effetti di quel torneo sono ricaduti sulle infrastrutture, sulla passione dei tifosi, sulla voglia di fare calcio, ma anche sulle prestazioni dei calciatori e il loro attaccamento alla maglia. Adesso non si prova più imbarazzo per le partite della cosiddetta Sbornaya, e questo è un passo fondamentale per la crescita di tutto un movimento. Poi si può perdere, perché ci sono gli avversari, gli errori, la sfortuna e le varie situazioni più o meno imponderabili. Ma non deve mai venir meno l’impegno profuso e la dedizione. Soprattutto per chi, in campo, rappresenta un esempio per milioni di persone. Una nazionale, adesso, alla portata di tutti: dal Mondiale alla partita contro la Scozia tutte le partite casalinghe erano state giocate lontano da Mosca o San Pietroburgo.

Quest’ultima tornata di incontri ha messo il punto esclamativo sul cammino russo. Prima la Scozia ha dovuto incassare un poker al Luzhniki, impianto che non vedeva i propri eroi dall’ottavo di finale vinto contro la Spagna, poi le velleità di Cipro, ultimo rivale nel testa a testa al secondo posto, sono durate una manciata di minuti. Sull’isola del Mediterraneo è terminata 5-0, ma per la mole di gioco prodotta il passivo sarebbe potuto essere ancora più ampio. Nel post gara un esuberante Cherchesov ha già fissato un nuovo obiettivo: “Puntiamo a vincere l’Europeo”. Premesso che chiunque partecipi a una competizione debba partire con l’idea di spingersi più avanti possibile, le affermazioni del ct, al momento, sembrano un po’ affrettate, anche perché da qui alla prossima estate qualcosa cambierà e sono altre le squadre che partono favorita. Una certezza, però, esiste: questa Russia (sicura di giocare almeno due gare del girone a San Pietroburgo, per l’eventuale terza bisognerà capire se la Danimarca si qualificherà), che non manca all’Europeo dal 2004, punta ad un ruolo da protagonista. L’imperativo, per cominciare, è quello di superare il girone, eventualità che non si è verificata nelle ultime due edizioni, poi tutto può accadere. Portogallo docet.

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