Polveriera Fakel

Fakel Voronezh
Questa simpatica caricatura di Sergej Belozerov descrive i problemi offensivi del Fakel (13 gol segnati in 25 partite, di queste ultime ben diciassette con le polveri bagnate).

Dopo la sconfitta casalinga patita col Nizhnij Novgorod (la quindicesima in venticinque giornate) alcuni tifosi del Fakel hanno invaso il rettangolo di gioco assalendo i propri giocatori, a testimonianza di un ambiente ormai fuori controllo. La retrocessione, già evitata per due volte di fila soltanto grazie al ripescaggio, adesso sembra un epilogo che non può più essere rimandato.

Non c’è due senza tre. O perlomeno questo è ciò che si augurano a Voronezh, visto che anche stavolta la permanenza in FNL del Fakel dipende più da eventuali disgrazie altrui che da meriti sportivi propri. Tornata nella seconda serie russa nel 2015, la compagine biancoblù aveva esordito con due annate convincenti, concluse al decimo e al sesto posto. Dal 2017, però, è iniziata un’agonia senza fine, protratta da continui ripescaggi che hanno semplicemente tamponato una situazione ingestibile. L’anno scorso il Fakel ha chiuso addirittura all’ultimo posto, con una media inferiore al punto a partita, ma è riuscito incredibilmente a non perdere la categoria grazie ai contemporanei forfait di Amkar, Kuban, Tyumen’ e Volgar, ai quali si è aggiunta poi l’assenza di squadre provenienti dal girone orientale di PFL. L’estate passata, poi, si è verificata una situazione analoga: il Fakel ha fatto un po’ meglio, inanellando quarantuno punti in trentotto giornate, posizionandosi al diciassettesimo gradino della classifica, comunque sempre in zona retrocessione. A venire in soccorso in questo caso sono stati l’Anzhi e, ancora una volta, l’estremo Oriente (la cui questione è stata raccontata dettagliatamente in un articolo precedente). Per salvarsi c’è bisogno anche dei passi falsi delle dirette concorrenti, è vero, però questo modus operandi non sembra poter conferire a una società grande stabilità e prospettiva, sebbene nel panorama calcistico russo fallimenti e ritiri siano all’ordine del giorno. Anche perché a Voronezh dal punto di vista finanziario non sono messi meglio.

«Al mio arrivo, due settimane prima del via della stagione, non avevamo alcun giocatore tesserato» afferma il dg Roman Askhabadze, reduce dalla controversa esperienza allo Spartak Mosca. «Il club non possedeva altro che debiti e non disponeva nemmeno di una sede per effettuare gli allenamenti. In poco tempo siamo riusciti a mettere insieme un buon gruppo, ma il nostro obiettivo è quello di far sì che esista un progetto pluriennale. Non è possibile che ogni anno tutta la rosa rescinda, per evitarlo stiamo appianando le varie pendenze con i fornitori e i dipendenti. Da questo punto di vista siamo sulla buona strada, il sogno sarebbe quello di chiudere in attivo il bilancio per la prima volta nell’ultimo lustro».

Se i numeri del conto economico stanno leggermente migliorando, quelli del campo sono impietosi. Nelle scorse quindici uscite il Fakel ha vinto una volta, sul campo della matricola Chayka, e in casa non segna addirittura dal sette settembre (1-1 contro l’Enisey). Da quel giorno a Voronezh si sono disputate ben cinque incontri. Statistiche eloquenti che nemmeno l’avvicendamento in panchina ha saputo raddrizzare: da ottobre, infatti, Vladimir Beschastnykh ha sostituito Sergej Oborin. «Per quanto fatto in questi otto turni il massimo che posso darmi è un 2 (in Russia la scala di valutazione va dall’uno al cinque, nda)» spiega l’ex calciatore di Spartak, Werder, Racing e Fenerbahce. «Contro il Nizhnij Novgorod non abbiamo demeritato per oltre un’ora, poi abbiamo commesso una disattenzione difensiva e abbiamo preso ancora un gol sugli sviluppi di un calcio piazzato. Ci servono dei rinforzi in inverno, ma non sarà facile». Beschastnykh, secondo miglior realizzatore nella storia della nazionale russa (per poco, visto che Dzyuba è a un passo e probabilmente supererà anche il primatista Kerzhakov), per il momento non vanta una grande carriera da allenatore, soprattutto se comparata a quella da calciatore. I cultori della lingua russa potrebbero comunque sarcasticamente affermare che è l’uomo più adatto per il contesto attuale di Voronezh: se tradotto letteralmente, infatti, Beschastnykh significa “senza felicità”.

Fakel Rissa
Uno scatto dell’invasione dei tifosi dopo lo 0-2 col Nizhnij Novgorod di sabato scorso.

Intanto i tifosi hanno perso la pazienza e alcuni di loro, dopo il fischio finale dell’ennesima gara persa, stavolta con il Nizhnij Novgorod, sono entrati in campo e senza indugi hanno colpito i giocatori, rei di non onorare la maglia. Su internet sono apparsi anche dei commenti nei quali si accusava la difesa del Fakel di aver lasciato segnare volutamente gli avversari. La pausa invernale, a tal proposito, arriva nel momento giusto, per provare a raffreddare un ambiente ormai fuori controllo.

La classifica non lascia spazio a grosse ambizioni, con il Fakel ultimo a meno dieci dal Luch quindicesimo. Anche un repentino cambio di marcia, peraltro difficilmente pronosticabile, potrebbe non essere sufficiente per alimentare le speranze. Voronezh non è una delle principali piazze calcistiche del Paese, ma è stata una delle prime città periferiche a ospitare la nazionale (nel 2010, un amichevole contro il Belgio). L’ultima apparizione nella massima serie, però, risale al 2001, quasi ad indicare le difficoltà croniche di questo ventennio. Fakel in russo vuole dire “torcia”: l’augurio è che la fiammella di vita e di speranza resista a tutte queste intemperie e non si spenga mai, nonostante il club faccia acqua da tutte le parti e sia costretto, ancora una volta, ad appellarsi ai guai altrui. Stando bene attento ai propri.

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