Paradosso Zenit

ZenitLa compagine di San Pietroburgo è seconda, ma è costretta a dipendere dai risultati delle avversarie nell’ultimo turno. In caso di successo del Lione sul Lipsia, infatti, sarebbe eliminata, poiché un eventuale arrivo a tre a quota dieci punti premierebbe proprio francesi e tedeschi. Per lo Zenit vincere o pareggiare in Portogallo vale esattamente lo stesso.

Quando uno è davanti, in teoria, non dovrebbe guardare ciò che accade dietro. Se fa il suo, non può essere superato. È matematica, logica, eppure tra lo Zenit e la qualificazione agli ottavi di Champions si è inserito un paradosso, un’eccezione che può risultare davvero amara.

A novanta minuti dal termine la classifica è la seguente: Lipsia 10, Zenit 7, Lione 7, Benfica 4. I tedeschi sono già sicuri del passaggio del turno (non del primo posto, per il quale devono ottenere ancora un punto), mentre lo Zenit è messo meglio negli scontri diretti contro il Lione, con una vittoria e un pareggio. Ultimo il Benfica, che ha subito due gol nel recupero a Lipsia tredici giorni fa: avessero vinto, i portoghesi avrebbero mescolato ancor di più le carte, complicando da un lato i piani dello Zenit ma, allo stesso tempo, regalando ai russi la possibilità di essere unici artefici del proprio destino. La situazione attuale, invece, apparecchia una beffa per certi versi grottesca. Come detto una vittoria del Lione eliminerebbe lo Zenit, dato che aggiungendo il Lipsia nella classifica avulsa i campioni di Russia sarebbero decisamente svantaggiati. Ciò significa che i francesi, pur trovandosi in una situazione di svantaggio rispetto allo Zenit, possono dipendere da sé stessi e che per i ragazzi di Semak vincere o pareggiare non cambia nulla (il primo posto è comunque irraggiungibile). Anzi, il paradosso si arricchisce di un altro aspetto. Se Lione e Zenit perdono entrambe, sono questi ultimi a sorridere, visto che in un eventuale groviglio a sette punti con il Benfica sarebbe San Pietroburgo a continuare la corsa. Insomma, è quasi più importante il risultato dell’incontro in terra transalpina che quello dello Zenit stesso. I biancoazzurri, comunque, dovranno cercare di non perdere e, soprattutto, di evitare capitomboli pesanti che precluderebbero anche la retrocessione in Europa League. Per il terzo posto il Benfica deve ribaltare il punteggio dell’andata, quando lo Zenit si impose per 3-1 (meritando, peraltro, uno scarto ben più ampio).

Un ventaglio di possibilità che rende ancor più imprevedibile l’esito del raggruppamento e di una partita divenuta, ormai, una classica del panorama europeo. Considerando soltanto la decade in corso, Zenit e Benfica si sono affrontate in Champions League per sei volte: nella fase a gironi del 2014/2015 gli uomini all’epoca allenati da Villas Boas conquistarono il bottino pieno, mentre nel 2012 e nel 2016, a livello di ottavi, furono i lusitani a prevalere. A proposito di ottavi, in caso di qualificazione per lo Zenit sarebbe la quarta partecipazione della storia, sicuramente contro un avversario inedito, visto che oltre al già citato Benfica la compagine russa venne eliminata nel 2013 dal Borussia Dortmund. La cabala, infine, non è molto amica quando si parla degli incontri conclusivi dei vari gironi di Champions League. Ecco, in ordine cronologico dalla prima partecipazione, datata 2008, gli epiloghi, tutti in trasferta per questioni regolamentari: sconfitta col Real Madrid 3-0, 0-0 col Porto, vittoria 1-0 col Milan già certo del secondo posto, tracollo 4-1 con l’Austria Vienna (clamorosa qualificazione con 6 punti!), ko per 2-0 col Monaco e per 2-1 col Genk (indolore, primato già sicuro).

A differenza dell’ultimo lustro, però, lo Zenit non è incappato nell’abituale (preoccupante) calo autunnale, consolidando un prezioso vantaggio in campionato e tenendo botta anche in Europa. Considerando, poi, la campagna complessiva delle squadre russe lontano dai confini patri, il club di San Pietroburgo ricopre attualmente un ruolo da bogatyr’, un’ancora di salvezza alla quale si deve affidare tutto il movimento. Purtroppo, però, occorrerà anche una mano, anzi, un’ala, dalla Red Bull. In modo da volare in vacanza (Semak girerà addirittura un documentario in Africa con la moglie) con grandi ambizioni per la primavera.

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