Fiasco totale

urn-publicid-ap-org-a4ad7a996d94f3ee61fd1d85cc031c8ePortugal_Soccer_Champions_League_97743-780x520Lo Zenit soccombe sul campo del Benfica, resta comunque secondo per buona parte della serata ma alla fine saluta anche l’Europa League e dopo dieci anni non giocherà alcuna partita europea a febbraio. Una notte amara che rivoluziona ambizioni e prospettive della società.

Dal sogno all’incubo in quarantacinque minuti. Lo Zenit è autore di una tremebonda prestazione a Lisbona e aggiunge il proprio tassello alla catastrofica campagna europea delle squadre russe. E pensare che fino all’82’, con il Lione provvisoriamente sconfitto dal Lipsia, il club di San Pietroburgo si è trovato agli ottavi di Champions League rivivendo la situazione del 2013, quando nonostante il pesante 4-1 subito a Vienna Spalletti poté festeggiare il passaggio del turno con soli sei punti all’attivo. Ma sarebbe stato semplicemente un palliativo (che non avremmo buttato via, sia chiaro!), immeritato soprattutto per l’atteggiamento e la mentalità adottata. Lo Zenit ha pensato soltanto a difendersi e, come spesso accade in questi frangenti, ne è uscito con le ossa rotte: fino all’intervallo la tattica ha pagato, grazie anche alle celestiali notizie che arrivavano dalla Francia, poi il Benfica ha cambiato passo e non c’è più stata storia. È quasi sembrato che dopo il rientro negli spogliatoi lo Zenit avesse allentato la presa in virtù dell’altro risultato, commettendo un errore imperdonabile e, a questi livelli, sconcertante.

In una competizione come la Champions League, nella quale il valore di ogni sfida è elevato e il calendario è abbastanza concentrato, sono i dettagli a fare la differenza. Tra questi c’è anche la fortuna, è indiscutibile (altre squadre facendo sette punti sono agli ottavi…), però molti dipendono da sé stessi. Lo Zenit, ad esempio, ha dominato la gara d’andata col Benfica, regalando nel finale un gol evitabile che ha deciso a favore dei portoghesi la corsa al terzo posto. A Lione Ozdoev ha regalato un calcio di rigore agli avversari, mentre nella gara di ritorno Rakitsky, diffidato, si è fatto ammonire a risultato già ottenuto. Senza l’ucraino la squadra di Semak perde davvero tanto, poiché l’ex Shakhtar, oltre a difendere alla grande, rivitalizza la manovra offensiva con qualche variante in più. Altrimenti si rischia di perseverare nel prevedibile lancio su Dzyuba, tattica utilissima e difficile da contrastare qualora usata con criterio, seguendo un intelligente alternanza. Gennadij Orlov, leggenda vivente per quanto riguarda il mondo biancoblu, ha individuato nel centrocampo il reparto più debole. Ed ha ragione. Zhirkov, nonostante la sua età, è un uomo imprescindibile, Erokhin, Ozdoev e le riserve Sutormin e Mak, invece, non valgono ambizioni importanti. Come, aggiungiamo noi, Osorio e Douglas Santos. Il primo si configura in una sessione di mercato estiva fallimentare (basti pensare a Malcom, pagato profumatamente per effettuare la riabilitazione in Brasile…), mentre il secondo è troppo avvezzo a errori grossolani, quali il goffo intervento che è valso ieri rosso e rigore. Servono dei centrocampisti con fantasia ed estro da affiancare all’ottimo stantuffo Barrios: una volta c’era i Danny, gli Arshavin, oppure i Zyryanov e i Denisov. Ora, tranne forse Kuzjaev, il vuoto più totale. E anche l’attacco ne risente, soprattutto Azmoun, che ha concluso l’anno solare con un declino discretamente netto. Rispetto al post Mancini una base c’è, sebbene l’età media non sia così bassa, ma i nodi da sbrogliare sono numerosi, già a partire da gennaio: Lunev è ancora il portiere titolare? Malcom e Kokorin sono elementi su cui è possibile fare affidamento? Dzyuba resta? E Ivanovic? I punti interrogativi sono davvero tanti. L’unica certezza è l’allenatore, Sergey Semak. Tutt’altro che esente da colpe durante questa campagna europea, è altresì indiscutibile la bontà del suo operato, tenendo presente che al suo arrivo erano ancora freschi i danni provocati dal predecessore.

Per il secondo anno di fila la squadra campione di Russia, che può beneficiare dello status di testa serie (sarà così ancora per una stagione, poi ciò accadrà soltanto se una delle vincitrici di Champions League ed Europa League si sia imposta anche nel campionato locale), chiude all’ultimo posto in un girone comunque alla portata. Certo, la quarta fascia ha portato in dote l’avversario peggiore, il Lipsia, ma bissare il tutt’altro che invidiabile risultato del Lokomotiv è un vero e proprio disastro sportivo, poiché descrive l’arenarsi del movimento. Per maggiori analisi sulla campagna europea delle squadre russe, in ogni caso, rimando al pezzo dedicato che uscirà venerdì 13. Con la speranza che il Krasnodar non spenga del tutto la luce ancor prima dell’arrivo del lungo inverno senza calcio giocato.

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