La settimana magica del Sochi

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Il Sochi si è ritrovato: adesso la salvezza non è più un miraggio

Nell’ultima settimana di gare il Sochi ha conquistato più di un terzo dei suoi punti totali, abbandonando il gradino più basso della classifica e issandosi fino al dodicesimo posto (che vale la salvezza diretta). Sono tre i principali fautori di questa scalata repentina che ha rivitalizzato la compagine neopromossa: Valery Fedotov, Aleksandr Kokorin e il calendario.

Sono bastate tre partite (2-0 all’Ural, 5-1 all’Orenburg, 2-0 al Krasnodar) in casa Sochi per raddrizzare una situazione che sembrava compromessa. I ragazzi di Fedotov hanno rimescolato le carte in tavola e da vittime designati sono passati dalla parte dei favoriti per mantenere un posto nella prossima Russian Premier League. Il calendario ha dato una mano, visto che il Sochi alla ripresa sarà al sesto incontro casalingo consecutivo, ma i meriti sono indiscutibili. Grazie soprattutto ai nuovi arrivati, i quali sono stati in grado nei loro ruoli di esaltare individualità che, prese singolarmente, sono di buonissimo livello.

UN PROGETTO CHE PARTE DA SAN PIETROBURGO

Negli anni sono stati numerosi i tentativi di accentuare la passione calcistica di Sochi, senza però mai ottenere i successi sperati. L’ultimo, in ordine cronologico, si è concluso con un vero e proprio fallimento, tant’è che nemmeno l’ambiziosa denominazione (Zhemchuzhina, la perla) consentì alla società di competere in maniera duratura per un posto in Russian Premier League. Il Mondiale, però, ha riportato in auge il desiderio di alcuni imprenditori, tra cui Boris Rotenberg, i quali hanno ritenuto opportuno che una città così in ascesa, dotata di un impianto avveniristico, dovesse ospitare un club di livello. Magari senza aspettare troppo tempo.

Non a caso la storia del “nuovo” Sochi parte già dalla FNL, disputata nel 2018/2019 grazie all’acquisizione della licenza precedentemente appartenuta alla Dinamo San Pietroburgo. Una società dalla storia comunque non trascurabile, schiacciata però inevitabilmente dallo strapotere del brand Zenit. La transizione non si è limitata al titolo, ben quindici giocatori della ex Dinamo, infatti, firmarono subito con il Sochi e la partnership con lo stesso Zenit è ancora forte. Basta vedere gli affari conclusi in “via preferenziale” tra le due compagini (non è un caso che Boris Rotenberg detenga numerosi affari proprio nella ex Leningrado). Il debutto della formazione biancoblù tra i professionisti è stato impeccabile: secondo posto in FNL, dietro al Tambov, e prima storica presenza tra i grandi del calcio nazionale.

TRA I GRANDI E’ TUTTA UN’ALTRA MUSICA

Il mercato estivo ha snaturato completamente il collettivo che aveva comandato, assieme al Tambov, l’edizione precedente della serie cadetta. Alcuni dei protagonisti della promozione come Kasaev, Pesegov e Obolsky, sono rientrati alle squadre d’appartenenza dopo la scadenza dei rispettivi prestiti, mentre il mercato in entrata ha portato nel sud della Russia ben nove calciatori dello Zenit San Pietroburgo. Scarti per i campioni di Russia, sì, ma elementi di qualità per un club che punta a salvarsi. Basti pensare a Miha Mevlja, Ivan Novoseltsev e Christian Noboa, titolari nel Rostov che impressionò tutta Europa tra il 2016 e il 2017. La dirigenza ha completato l’organico seguendo sempre la medesima strategia, quella dell’usato sicuro, e sulle rive del mar Nero sono arrivati anche il portiere osseta Soslan Dzhanaev, reduce da un’esperienza in Polonia, e il tornante Fedor Kudryashov, prelevato dai turchi del Basaksehir.

Nonostante si fondasse su basi discretamente solide, la banda guidata da Tochilin è partita con il freno a mano tirato, segnando il primo gol soltanto alla sesta giornata, sul campo dell’Orenburg. La vittoria è arrivata all’ottava giornata, un netto 3-0 a Kazan, ed ha permesso al Sochi di respirare grazie anche ai successivi trionfi su Dinamo e Akhmat. L’autunno, però, ha fatto sprofondare nuovamente la situazione: dalla citata sfida con i ceceni di Grozny, del 30 settembre, la compagine biancoblù ha ottenuto tre punti nelle restanti sette giornate del 2019. Un ruolino di marcia tremendo che ha convinto la società ad esonerare il giovane Tochilin, affidando temporaneamente la guida tecnica all’ex portiere armeno Roman Berezovskij. Il sogno proibito era Kurban Berdyev, alla fine il lungo inverno ha portato a Sochi un uomo affidabile come Vladimir Fedotov.

FEDOTOV SA QUELLO CHE FA

FedotovVladimir Fedotov è uno degli allenatori più sottovalutati di Russia. A tal proposito la sua esperienza all’Orenburg è eloquente. Nonostante una stagione sensazionale, conclusa al settimo posto da neopromossa dopo una dolorosissima retrocessione nel 2017, la società ha cercato in tutti i modi di non confermarlo per quella attualmente in corso. I giocatori di maggior levatura hanno fatto le valigie, senza essere rimpiazzati in maniera adeguata.

Il calvo allenatore classe 1966 non ha fatto una piega e ha continuato a lavorare per il bene di una club che, visti i risultati, avrebbe dovuto premiarlo invece di metterlo a priori sulla graticola. Il venir meno dell’interesse di nuovi possibili acquirenti (si è parlato molto di un eventuale arrivo di Massimo Carrera) ha “graziato” Fedotov nel momento più critico, ovvero la fase centrale del primo terzo di campionato, quando l’Orenburg, nonostante un calendario non insormontabile, aveva raggranellato soltanto due pareggi casalinghi contro le debuttanti Tambov e Soci in sette partite disputate. Un ruolino di marcia che, sommato all’abbassamento della qualità della rosa, segnava prematuramente le ambizioni di salvezza diretta. Fedotov non si è dato per vinto, tant’è che ad essere esonerati per primi sono stati gli allenatori delle squadre sconfitte proprio dall’Orenburg. Prima lo Spartak con Kononov, poi la Dinamo con Khokhlov.

Le acredini con i piani alti hanno però convinto Fedotov a salutare durante la pausa invernale. il nuovo tecnico del Sochi si è già preso una piccola rivincita, asfaltando la sua ex squadra con un netto 5-1, ed è probabile che al termine della stagione finisca davanti all’Orenburg, il quale ha puntato su Konstantin Emelyanov, al momento ancora incapace di dare un’impronta ben definita alla sua squadra. Fedotov, dal canto suo, è sinonimo di garanzia, ha lavorato bene in ritiro e non si è fatto demoralizzare dall’esordio negativo, l’inopinata sconfitta con l’Arsenal Tula giunta a causa di uno svarione difensivo in pieno recupero. Passo dopo passo il Sochi ha trovato l’amalgama giusta, riuscendo a sfruttare al meglio la caratura dei propri giocatori: l’unica vera delusione resta Dmitry Poloz, incappato in un lento e inesorabile declino dopo i fasti di Rostov, mentre l’arrivo del campione del mondo Adil Rami è ancora invalutabile, visto che il francese non ha giocato nemmeno un minuto.

KOKORIN E’ TORNATO A TUTTI GLI EFFETTI

Gli ultimi due anni di Aleksandr Kokorin sono stati un vero e proprio incubo. All’inizio del 2018 un grave infortunio subito a marzo contro il Lipsia obbligò l’attaccante in forza allo Zenit a saltare il Mondiale casalingo. Una grossa delusione per Kokorin, che però non si sarebbe mai immaginato cosa sarebbe successo qualche tempo dopo. Il rientro in campo, datato settembre, fu sorprendente: gol decisivo allo Slavia Praga e possibilità di tornare subito protagonista in un reparto offensivo che necessitava di un’alternativa in più. L’idillio durò pochissimo tempo, tant’è che alla fine dello stesso mese Kokorin rimase coinvolto in due risse, assieme allo storico compagno di ragazzate Pavel Mamaev. Stavolta, però, non si trattava di qualche bravata eticamente discutibile, bensì di reati penali. L’attaccante classe 1991 passò quasi un anno in carcere, tornando in libertà lo scorso autunno. Lo Zenit cercò di tesserarlo per il campionato (senza successo) e rifiutò alcune proposte per il trasferimento. Tra queste, come afferma lo stesso Kokorin in una lunga intervista a Evgeny Savin nel noto programma Krasava, anche una pervenuta dal Marsiglia di Andrè Villas Boas, disponibile però soltanto ad un eventuale prestito.

Russian Premier League: FC Sochi 1 - 2 Arsenal TulaIn inverno la posizione dello Zenit è mutata. Non se l’è più sentita di puntare su Kokorin e allo stesso tempo ha rigettato le offerte di potenziali avversari di classifica. Il Sochi ha sondato il terreno e gli ottimi rapporti tra i proprietari dei due club hanno fatto il resto. Una scommessa intrigante che il solo mese di marzo ha già sancito come vincente. La voglia di riscatto di Kokorin, il quale sapeva dell’interesse del Sochi ma è venuto a conoscenza dell’ufficialità dell’affare dai giornali, è stata evidente sin dall’esordio. Sulle orme di Dzyuba nel 2018, l’obiettivo dichiarato era quello di prendersi l’Europeo (lo spostamento della manifestazione dovrebbe aiutarlo), indipendentemente dalla squadra che lo avesse acquistato.

Le statistiche, da prendere comunque con le pinze visto che si riferiscono semplicemente a quattro partite, dicono che il Kokorin del Sochi è il migliore dell’ultimo lustro. Sia per quanto riguarda le reti realizzate (media 0,71), i tiri in porta e gli XG, i cosiddetti gol potenziali. Dopo essere stato impiegato come centravanti all’esordio, Fedotov ha preferito utilizzarlo nella posizione dove si esprime con più naturalezza, ovvero quella di seconda punta capace di inserirsi negli spazi creati da un attaccante dalla stazza imponente. Ai tempi della Dinamo Mosca la spalla era Kevin Kuranyi, stavolta c’è Zabolotny. Non è la stessa cosa, va detto, ma il medesimo discorso si può fare per Kokorin: sebbene sia ancora azzardato affermare che abbia messo la testa a posto, il 2020 sembra averci regalato una persona nuova. Alla soglia dei trent’anni, per il prodotto del vivaio della Dinamo le occasioni cominciano a ridursi. L’augurio è che se ne sia reso conto.

IL CALENDARIO, UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO

Non si sa ancora quando il Sochi tornerà in campo, sicuramente lo farà in casa contro il Rostov. Sarà la sesta partita consecutiva tra le mura amiche. Un dato che non deve svalutare la serie di risultati utili, ma impossibile da non considerare nell’analisi complessiva. I numeri degli spettatori presenti allo stadio Fisht restano decisamente bassi (con il Krasnodar, poi, si è giocato a porte chiuse), è vero, però un calendario del genere consente una migliore preparazione delle partite. Si ha la possibilità di lavorare meglio e in campo si vedono gli effetti.

La pausa a tempo indeterminato cambierà molte carte in tavola e le sensazioni positive dell’ultimo trittico di incontri (le vittorie contro Ural, Orenburg e Krasnodar ottenute tra l’8 e il 15 marzo) potrebbero affievolirsi, i punti messi da parte in classifica, invece, non andranno persi e rappresenteranno un tesoretto cruciale in vista di un rush conclusivo ricco di incognite, nel quale dieci squadre sono in corsa per evitare la retrocessione. E il calendario non sarà più così amico, con soltanto due partite a Sochi nelle ultime sette giornate. I ragazzi di Fedotov hanno riacceso la luce, ma il traguardo è ancora lontano.

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