La spirale negativa dell’Akhmat

Shalipp
Shalimov non sembra avere la soluzione giusta per i problemi dell’Akhmat

La sconfitta interna contro la Dinamo ha relegato l’Akhmat all’ultimo posto in classifica. La compagine di Grozny non riesce più a far punti in casa, storico punto di forza negli anni precedenti, e gli scenari sono mutati completamente: messe da parte le velleità europee adesso l’obiettivo è quello di evitare una clamorosa retrocessione in FNL.

Dovesse concludersi così la stagione (ipotesi peraltro tutt’altro che da escludere) l’Akhmat sarebbe sicuramente la delusione più grande. L’ambiziosa società cecena, da quasi quindici anni nella massima serie, ha navigato spesso nella zona centrale della classifica, salvandosi in tre occasioni di un soffio (ma rischiando soltanto nel 2014, complice un avvio tribolato) e sfiorando più volte un piazzamento in Europa League. Dal quinto posto del 2017, però, la nuova denominazione, da Terek ad Akhmat, non ha portato i risultati sperati e dopo un rendimento costante sono arrivati i primi guai, culminati con l’attuale sedicesimo posto in graduatoria.

IL FATTORE CAMPO NON ESISTE PIU’

Giocare in casa, in ogni sport, è un vantaggio a priori. Ancor di più in se ci si trova in Cecenia, una delle regioni più turbolente dell’intera Russia. Il Terek ha basato molti dei propri campionati sulle partite disputate a Grozny, nelle quali ha raccolto spesso più di due terzi dei punti ottenuti complessivamente. Nemmeno la nuova Akhmat Arena (messa a punto nel 2011), comoda, capiente, ma meno calda del precendente impianto intitolato a Sultan Bilikhmanova ha modificato lo storico trend dei biancoverdi, il cui rendimento è restato costante: benissimo in casa, male fuori. Risultato finale? Metà classifica. Una continuità di piazzamenti che però non si è mai trasformata in qualcosa di più. La Cecenia, che aveva già accarezzato l’Europa, giocando comunque in campo neutro, nel 2004 (il Terek eliminò il Lech Poznan e fu estromesso successivamente dal Basilea in coppa Uefa) voleva tornarci in pianta stabile, consolidando una dimensione internazionale pari a quella del Krasnodar o, per fare un esempio geograficamente e culturalmente ancora più vicino, dell’effimero Anzhi. Dopo alcuni tentativi falliti, invece del salto di qualità l’Akhmat ha compiuto un passo indietro, e la stagione eloquente è facilmente spiegabile con i numeri. Nelle dodici partite casalinghe disputate i biancoverdi si trascinano una media di un punto a incontro: escludendo le prime due, vinte, il dato è ancora più netto, con soli sei punti nelle restanti dieci. L’Akhmat non vince in casa dal 2-1 all’Orenburg. Era il 5 agosto.

UNA ROSA CORTA E PRIVA DI QUALITA’

L’ultimo posto, probabilmente, è ingeneroso, ma va detto che l’organico dell’Akhmat ha qualcosa in meno rispetto a quelli che per molto tempo ha consentito alla società biancoverde di stagnare a metà classifica. Ci si è sempre chiesti, quella di Grozny è un’anonima mediocrità o un’encomiabile costanza? La risposta più accreditata, considerando le ambizioni, sarebbe la prima, fatta eccezione per la situazione attuale, la quale fa rimpiangere i tranquilli tornei scorsi. Senza il fattore campo e il fuoco del regionalismo l’Akhmat è una squadra incapace di incutere timore all’avversario. Tutti sanno di poter giocarsela, sia all’andata che al ritorno.

DenisGlushakkovPartiamo dai brasiliani: Ravanelli a parte, Vizeu e Ismael stanno deludendo. Discorso simile per Mbengue e Berisha, trascinatori nelle scorse stagioni a suon di gol e giocate decisive. Anche loro due stanno attraversando un periodaccio, tant’è che il senegalese fatica addirittura a vedere il campo. Meglio il pacchetto arretrato: Gorodov è un buon portiere, mentre Semenov e Angel sono nel giro delle rispettive nazionali. Sfoltita e non poco la colonia polacca (sono rimasti Simanski e Mikhaljak) la spina dorsale dell’Akhmat si basa sull’esperienza del capitano Utsiev e su quella di Glushakov e Ivanov, tutti ampiamente over 30. Poco per garantirsi prospettive interessanti.

SHALIMOV, UNA SCELTA IN CONTROTENDENZA COL PASSATO

Dalla fallimentare esperienza di Ruud Gullit nel 2011 a Grozny si sono succeduti una serie di buoni allenatori. Stanislav Cherchesov ha raddrizzato la propria carriera dopo il disastro allo Spartak, Rashid Rakhimov ha rimesso in carreggiata la squadra nell’unico vero momento difficile dell’ultimo decennio mentre Kononov ha saputo costruirsi una discreta reputazione in Russia, almeno prima di finire nel solito tritacarne della già citata compagine moscovita. La stagione in corso, iniziata nuovamente sotto l’egida di Rakhimov, ha registrato un importante scossone in autunno. Fuori Rakhimov, dentro Shalimov. Una mossa sorprendente, in controtendenza con le figure selezionate in precedenza.

La carriera da allenatore di Shalimov, infatti, non è lontanamente paragonabile a quella da calciatore. Tra il fugace progetto di Elista e il Krasnodar ci sono ben tredici anni di vuoto, parzialmente colmati dal trienno speso nella Russia femminile. Seguendo gli ordini impartiti da Shalimov la compagine neroverde ha subito una vera e propria involuzione, bloccando un processo di crescita quasi fisiologico, praticamente impossibile da arrestare per la bontà della gestione societaria a tutti i livelli: non è un caso che il suo sostituto, Murad Musaev, abbia poi ottenuto risultati positivi. Insomma, affidare la panchina a Shalimov è stata una mossa azzardata e i numeri, sebbene provengano da una variegata lista di colpevoli, non mentono. E qualora l’Akhmat dovesse retrocedere, il fallimento sarebbe evidente.

SITUAZIONE GRAVE, NON IRRIMEDIABILE

In quel di Grozny c’è chi suggerisce la conclusione anticipata della stagione, senza alcun verdetto. Una proposta sulla quale ovviamente pesa la classifica attuale, ma che resta comunque al vaglio della federazione calcistica russa, soprattutto se lo stop, al momento fino al 31 maggio, dovesse prolungarsi.

Parlando di calcio giocato, l’Akhmat ha vinto soltanto una partita delle ultime dieci: serve un’immediato cambio di marcia. Nelle restanti otto giornate le gare casalinghe sono davvero poche, per cui l’epilogo della stagione dipenderà soprattutto dalle trasferte, storico tallone d’achille dell’Akhmat. Samara, Tula e Nizhnij Novgorod testeranno le velleità di una squadra che aveva perso l’abitudine a giocare con la pressione di non retrocedere. La classifica è cortissima, con la salvezza diretta a quattro lunghezze e gli spareggi a tre, ma il rush finale fa paura: dopo la gara con lo Zenit, presumibilmente già campione, i ceceni chiuderanno sui campi di Spartak e Krasnodar, per evitare che l’incubo si materializzi. Altrimenti dovranno sperare in qualche difficile ripescaggio dovuto all’attuazione della chiacchierata riforma sull’allargamento del torneo a diciotto squadre. Meglio evitare tali circostanze finchè c’è ancora la possibilità di dipendere unicamente da sè stessi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...