L’eccezione del Tambov

TambovppConsiderato poco più che una cenerentola alla vigilia, sulla base delle prestazioni di SKA ed Enisey, neopromosse nelle stagioni precedenti e mai realmente in corsa per la salvezza, il Tambov sta disputando un campionato di ottimo livello. Merito del cambio di guida tecnica, con Pervushin capace di trasformare completamente il rendimento della squadra, e dell’inaspettata crescita di Georgij Melkadze.

Negli ultimi anni le debuttanti non hanno avuto vita facile in Russian Premier League. Il Tosno pur vincendo clamorosamente la coppa nazionale è retrocesso e, qualche giorno più tardi, è fallito, mentre SKA Khabarovsk ed Enisey Krasnoyarsk hanno vissuto la prima tra i grandi come una vera e propria agonia, occupando l’ultimo posto dall’inizio alla fine. In molti, tra gli addetti ai lavori, si aspettavano un decorso simile anche per il Tambov, matricola a tutti gli effetti: fondato soltanto nel 2013, il club dispone di un budget decisamente limitato ed è costretto a giocare le partite casalinghe in campo neutro, dato che l’impianto locale è in fase di ristrutturazione (dopo aver utilizzato nel 2019 l’arena di Saransk ora sta affittando quella di Nizhnij Novgorod). La compagine rossoblù ha faticato ad adattarsi al nuovo livello, ma una sorprendente metamorfosi nella fase centrale ha sconvolto le prospettive in chiave salvezza.

IL CAMBIO IN PANCHINA SI E’ RIVELATO AZZECCATO

Come ampiamente prevedibile, il Tambov ha faticato a ingranare, complice un calendario che gli ha messo subito di fronte Zenit e Lokomotiv, le vincitrici delle ultime due edizioni del torneo. Il primo prestigioso successo, arrivato contro lo Spartak, ha consentito ai ragazzi allenati da Grigoryan di cancellare lo zero dalla casella dei punti totalizzati, ma le problematiche si sono consolidate col protarsi degli incontri: la vittoria in rimonta sul Rostov alla decima ha dato respiro soltanto temporaneamente, visto che alla tredicesima il Tambov continuava a recitare un poco invidiabile ruolo da fanalino di coda, con soli otto punti.

Grigoryan tambovA quel punto la società ha optato per una scelta rischiosa, ovvero esonerare un allenatore preparato ma discontinuo come Grigoryan e lasciare pieni poteri ad un uomo dello staff, il quasi sconosciuto Sergey Pervushin. Una vera e propria istituzione in casa Tambov, dove ha giocato per molti anni (all’epoca si chiamava Spartak) e ha lavorato sotto varie vesti nella versione più recente del club, da mero impiegato a collaboratore dell’accademia giovanile. Una strategia che sembrava presagire il peggio e invece ha sorprendentemente trasformato la stagione del Tambov, che con il nuovo tecnico è riuscito ad inanellare tre vittorie consecutive. Analizzando i numeri nel dettaglio, i rossoblù di Pervushin hanno conquistato diciassette punti in nove gare, segnando quindici gol e subendone solo 6. Un ritmo che in altre stagioni sarebbe da salvezza tranquilla, mentre l’equilibrio generale obbliga il Tambov a non rilassarsi. Considerando i punti realizzati a otto giornate dalla fine, ben 25, i rossoblù avrebbero chiuso le ultime due stagioni disputando i play out. Stavolta, invece, il mischione rende tutto più imprevedibile.

UN CLUB GIOVANE, MA DI SUCCESSO

Come detto, la storia del Tambov è alquanto recente. Sorto sulle ceneri del locale Spartak il nuovo club ha accorciato le tappe in maniera drastica. Promosso in FNL nel 2016, ha mancato gli spareggi soltanto all’ultima giornata, quando il 2-2 maturato a Khabarovsk spedì gli avversari verso la massima serie. Dodici mesi più tardi la compagine guidata da Talalaev riuscì a migliorare il quinto posto, garantendosi quindi la possibilità di giocarsi la promozione con l’Amkar. Uno scontro per certi versi beffardi: in campo i rossoneri fecero valere la propria esperienza, imponendosi sia all’andata che al ritorno, ma gravi vicissitudini finanziarie non consentirono alla squadra di Perm, presenza ormai fissa nel panorama calcistico russo, di iscriversi alla stagione successiva. Al suo posto venne ripescato l’Anzhi, nettamente sconfitto dall’Enisey nell’altro spareggio. Il Tambov non si è mai demoralizzato, e al terzo tentativo ce l’ha fatta, dominando in lungo e in largo il campionato 2018/2019.

L’INATTESA ESPLOSIONE DI MELKADZE

La forza del Tambov è sicuramente il gruppo, visto che l’organico, nel complesso non così giovane, non dispone di nomi di spicco. Basta guardare il pacchetto arretrato, affidato all’esperienza del portiere georgiano Shelija, ex Ufa, e dei difensori Shlyakhov e Oyevole, rispettivamente classe 1981 e 1982. Anche il centrocampo, ad esclusione di Khosonov, in prestito dal CSKA, punta sull’usato sicuro, con carneadi quali Kostyukov e Chuperka, ai quali vanno aggiunti Kilin e il nuovo arrivato Cardoso. Un discreto collettivo, insomma, esaltato da due attaccanti, scuola Spartak Mosca, incapaci di imporsi con continuità, quali Vladimir Obukhov e Georgij Melkadze. Soprattutto il secondo, autore di ben sei reti di cinque anni più giovane rispetto al compagno di reparto.

MelkadzeIl cartellino di Melkadze è ancora di proprietà dello Spartak e il ventitreenne moscovita non nasconde il suo desiderio di tornare nella capitale. “Ho vissuto momenti difficili” afferma, “pensavo di potermi affermare nello Spartak, ma le pressioni mi hanno condizionato. Sono contento del mio rendimento al Tambov e spero che Tedesco mi stia tenendo in considerazione per la prossima stagione. Non ho mai avuto modo di parlare con lui ma i miei amici nella squadra dicono che si lavora ogni giorno con grande qualità. Non mi interessa se Ponce segna meno di me ed è titolare, se la scelta dello staff tecnico è questa significa che devo ancora migliorare. Segnare con la maglia dello Spartak è più complesso perchè gli avversari si difendono con maggiore accortezza. Per il momento punto ad ottenere la salvezza col Tambov, sarebbe un risultato di grande caratura”. Il rapporto Melkadze-Tambov, quindi, non sarà duraturo, bensì semplicemente utilitaristico: qualora dovesse andare tutto per il verso giusto, comunque, nessuna delle due parti potrà lamentarsi.

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