L’addio di Semin sancisce la fine di un’epoca

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Semin esulta dopo il trionfo in coppa di Russia del 1996 (Foto RIA Novosti)

Il consiglio societario del Lokomotiv decide di non rinnovare il contratto a Yuri Semin, protagonista principale dei successi passati e presenti del club: con lui in panchina i ferrovieri hanno vinto dodici dei diciassette titoli della loro storia. Al suo posto è stato chiamato il serbo Marko Nikolic, ma i tifosi non ci stanno e si sono già scagliati contro la proprietà soprattutto per i modi con i quali si è arrivati a questo epilogo. E il sostituto, onestamente, non convince più di tanto…

La mancata prosecuzione del rapporto lavorativo tra Semin e il Lokomotiv non può essere considerata come un semplice addio, bensì segna in maniera ineluttabile la fine di un’epoca. Semin, numeri alla mano, è stato l’uomo più importante di sempre per il club moscovita, una bandiera capace di migliorarsi e di snaturarsi coerentemente alle nuove situazioni in essere. Un dinamismo e una caparbietà che gli hanno permesso di ottenere risultati di assoluto livello in cinque finestre storiche molto diverse tra loro. I numeri sono eloquenti: dall’esordio nel 1986 il tecnico di Orenburg ha passato in rossoverde ben ventiquattro anni, vincendo sei volte la coppa di Russia, tre il campionato e tre la supercoppa: raticamente più della metà dei titoli in bacheca del Lokomotiv. Sulle 822 partite complessive ne ha vinte 444, il cinquantaquattro percento. Nel 2006 è stato anche nominato presidente, ma dopo pochi mesi ha capito che aveva ancora molto da dare nello spogliatoio e si è rimesso in gioco a Kiev, trionfando in nel campionato locale e umiliando lo Spartak Mosca in uno degli ultimi confronti russo-ucraini a livello internazionale.

L’esperienza di Semin in qualità di allenatore del Lokomotiv si è divisa in quattro parti: 1986-1991, 1992-2005, 2009-2010, 2016-2020. La seconda, la più lunga, è stata quella più ricca di successi o, meglio, quella che ha dato una netta sterzata alle ambizioni della società; nel 1996 i ferrovieri alzano la coppa nazionale, tornando a vincere un trofeo dopo un’attesa di trentanove anni e prima del titolo nazionale del sono riusciti a consolidare il proprio nome in patria, raggiungendo con costanza piazzamenti prestigiosi. Ottimi anche i risultati all’estero, come testimoniano le due semifinale consecutivi in Coppa delle Coppe e gli ottavi di Champions League del 2004. Le successiva esperienze del tecnico da poco settantatreenne sono più complicate, a causa di alcuni contrasti interni come quello con Olga Smorodskaya, ma il suo allontanamento coincide con una regressione delle prestazioni del Lokomotiv, diventato ormai una mina vagante nelle competizioni brevi ma incapace di impensierire i piani alti della classifica in campionato. L’ultimo ritorno, nel 2016 (su volere del presidente Gerkus), è una vera e propria scommessa ma Semin dimostra che la minestra riscaldata è quella giusta, vince subito la coppa di Russia e poi il campionato, garantendo la qualificazione alla Champions League per due stagioni di fila.

Piccole nozioni cronologiche che bastano per certificare il peso di Yuri Semin all’interno del Lokomotiv e per sottolineare le grandi incognite che aleggiano nel futuro prossimo. Seppur molto discutibile vista la qualità del lavoro di Semin tutt’oggi, la scelta di aprire un nuovo ciclo con un allenatore giovane può avere un senso. E’ inaccettabile, però, scaricare una leggenda in maniera così subdola e anonima, trascurando qualsiasi ringraziamento e ricordo attraverso i propri canali comunicativi. Ci hanno pensato i tifosi a riparare, dipingendo una splendida scritta nei dintorni dello stadio di Cherzikovo. Un omaggio che ha messo oscurato quello un po’ più “macabro” di un’altra schiera di supporters, i quali hanno posizionato nella stessa area due foto in bianco e nero del dg Vasily Kinkadze e di Anatoly Mescheryakov, capo del consiglio direttivo, adornate da fiori mortuari. Un caos che non agevolerà il lavoro del nuovo arrivato, Marko Nikolic. Chiamato a sobbarcarsi un’eredità non da poco il serbo dovrà assolutamente mantenere il secondo posto fino alla fine della stagione. Qualora non dovesse riuscirci, il quarantenne ex Mol rischierebbe di vedersi preclusa anzitempo ogni possibilità di lavoro sul lungo termine.

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